L’apertura di Palazzo Citterio e l’ampliamento della Pinacoteca hanno dato sostanza concreta al progetto Grande Brera. Il direttore generale Angelo Crespi ci ha guidato fra le sale di un edificio tutto da scoprire
A cinquantadue anni di distanza, il progetto Grande Brera immaginato dall’allora direttore della Pinacoteca di Brera, Franco Russoli, si è tramutato in realtà. Dall’8 dicembre 2024, infatti, il pubblico può accedere a Palazzo Citterio, frutto dell’ampliamento della Pinacoteca. Ad accoglierlo ci sono oltre duecento opere custodite dalle collezioni Jesi e Vitali e due mostre da non perdere. Senza dimenticare un affondo nella contemporaneità dell’arte digitale. Ecco cosa ci ha raccontato Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera, di Palazzo Citterio e della Biblioteca Braidense.
La Grande Brera è diventata realtà. Con l’apertura di Palazzo Citterio e l’ampliamento della Pinacoteca, quali tasselli si aggiungono all’identità di questa storica istituzione milanese? E come si consolida il suo ruolo all’interno della scena culturale cittadina?
Il progetto della Grande Brera permette di rappresentare il complesso di Brera in modo unitario, coinvolgendo, dal punto di vista della comunicazione, tutte le sue istituzioni – dalla Pinacoteca alla Biblioteca Nazionale Braidense ‒, allargandosi oggi fino a Palazzo Citterio e ricomprendendo l’Accademia di Brera, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico, l’Istituto Lombardo. Questo fa capire al visitatore italiano e straniero di trovarsi in un luogo straordinario, unico al mondo, nel quale si fa cultura, ricerca, innovazione, conservazione, informazione da almeno due secoli. Un luogo dove, inoltre, si può godere della bellezza e del significato non solo delle opere all’interno del museo, ma, più in generale, della molteplicità delle funzioni in esso presenti.
Ci racconta quali criteri hanno orientato la messa a punto degli allestimenti di Palazzo Citterio? E come valorizzano non soltanto le collezioni Jesi e Vitali, esposte in corrispondenza del piano nobile, ma anche il display delle mostre temporanee?
I criteri che hanno orientato gli allestimenti di Palazzo Citterio riguardano il fatto che l’edificio sia innanzitutto un palazzo e secondariamente un ampliamento della Pinacoteca, non un museo a sé stante, autonomo. La scelta del nome Palazzo Citterio – su cui si è discusso molto –deriva dall’idea che nel termine “palazzo” siano contenute tutte le migliori aspirazioni della cultura italiana, dal Cinquecento all’epoca in cui è stato edificato Palazzo Citterio. Quindi i criteri alla base degli allestimenti delle grandi collezioni Jesi e Vitali nel piano nobile esprimono la volontà di restituire la bellezza di una dimora nobiliare del Settecento, poi abitata da una famiglia di imprenditori. L’allestimento evoca infatti atmosfere molto familiari, che offrono al visitatore la sensazione di entrare per davvero in una dimora privata con le caratteristiche dell’epoca. Al contrario, si è privilegiato un aspetto molto più contemporaneo nel sopralzo di Ortelli e Sianesi e nella sala ipogea denominata Sala Stirling. Due registri completamente diversi – tra il primo piano, il secondo e l’ipogeo – rendono davvero particolare la visita del palazzo e ne contraddistinguono la bellezza rispetto a istituzioni o edifici simili.
L’installazione digitale di Refik Anadol accoglie il pubblico all’ingresso di Palazzo Citterio. Quali sono le ragioni di questa scelta? In futuro ospiterete altri interventi artistici di questo tipo?
Grazie all’installazione di un grande ledwall all’ingresso del museo, abbiamo pensato di offrire al nostro visitatore anche un assaggio di arte digitale. Tuttavia non è stata una scelta casuale, poiché la Pinacoteca di Brera ha anche una responsabilità sul costituendo Museo Nazionale dell’Arte Digitale a Milano. Dunque, nel momento in cui il futuro museo deve essere ancora allestito, ci piaceva l’idea di cominciare a interessarci anche all’arte digitale in compagnia di un artista come Refik Anadol, già riconosciuto nel mondo e autore di una installazione, altrettanto bella, all’ingresso del MoMA di New York. L’opera da noi ospitata è una parte di Renaissance Dreams, l’installazione immersiva esposta in maniera permanente negli spazi di MEET Digital Culture Center a Milano. Un intervento che ricostruisce, attraverso l’arte digitale e l’intelligenza artificiale, la grande stagione del Rinascimento italiano.
Nell’immediato futuro continuerà l’affondo di Brera nel digitale e dunque, ogni due o tre mesi, accoglieremo mostre di artisti digitali a partire dai Masbedo, protagonisti della seconda mostra. Tutto ciò ci permette di iniziare a esplorare il vasto mondo del digitale, in forte evoluzione, e anche di stringere accordi con altre istituzioni che si occupano di questo specifico settore in ambito internazionale.
Può descrivere brevemente contenuti e intenti delle tre mostre che hanno inaugurato il calendario espositivo di Palazzo Citterio?
Oltre alla mostra di Refik Anadol, le altre due esposizioni sono allestite rispettivamente al secondo piano e nella sala ipogea. La Grande Brera. Una comunità di arti e scienze, a cura dello storico dell’architettura Luca Molinari, racconta, da una parte, la storia di Brera dal punto di vista cronologico e architettonico e, dall’altra, la vicenda delle comunità che hanno convissuto, e tuttora convivono, in questa istituzione. Attraverso i volti delle persone che hanno reso grande Brera, si parla di Brera in chiave sociale.
La mostra di Mario Ceroli nell’ipogeo, invece, è un omaggio a uno dei grandi maestri dell’arte italiana, oggi ottantaseienne. Un artista che ha preconizzato l’Arte Povera e ha partecipato alla stagione della Pop Art italiana e che stavolta ci regala una installazione site specific in cui si riconosce ancora la sua abilità simbolica e immaginifica. Una foresta di alberi di pino ha riempito di senso la sala ipogea in cemento tardo-brutalista di Stirling, dando forma a un contrasto che rende alla perfezione la capacità dell’arte contemporanea di creare nuovi sensi all’interno di sensi già avvenuti.
Intervista a cura di Arianna Testino
https://palazzocitterio.org/
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